Lettere da babbo Natale – 2° puntata

Un’esperienza di Scuola Attiva programmata… a posteriori

di Barbara Comparini

Nella puntata precedente… la classe 1A ha esplorato il libro “Lettere da babbo Natale” di J.R.R. Tolkien ricevuto in dono da Jinn, l’amico Genio che abita nella loro aula. Ispirandosi al testo, i bambini e le bambine hanno ideato e realizzato uno spettacolo per teatro kamishibai da riprendere e inviare alle famiglie, ma qualcosa va storto e il lavoro viene rimandato a gennaio

Terminato il periodo natalizio, occorre smantellare tutte le decorazioni della biblioteca per il successivo allestimento. Il teatrino in classe viene portato in classe, mentre i dipinti restano in attesa di una collocazione.
Una mattina, Jinn chiede alla maestra di poter parlare urgentemente con la classe. E’ preoccupato che quel bellissimo lavoro possa essere buttato via!

Jinn si è accorto dell’interesse manifestato dalla classe per un libro in maxi-formato, sfogliato il giorno prima in biblioteca, così propone di realizzare un libro con i fondali del teatrino.

I dipinti vengono piegati e incollati uno sull’altro, come se fossero le pagine di un libro gigante. Ogni illustrazione viene corredata dal testo corrispondente, attraverso un lavoro collettivo, svolto oralmente. Ogni volta che la frase è “giusta e bella”, la maestra la scrive alla lavagna in stampato maiuscolo.

Le frasi scritte alla lavagna vengono copiate su fogli bianchi. Non viene seguito un ordine e le frasi non vengono lette prima dell’assegnazione. Ogni bambina/o deve copiarne un pezzetto, in modo casuale. La maestra raccoglie tutti i fogli e li posa sul suo tavolo, dopo averli rimescolati. Chissà cosa succederà domani?

La mattina dopo, ogni bambino/a riceve uno dei “pezzi” di frase e deve collocarlo sul dipinto corrispondente. Alcuni bambini sanno leggere, altri colgono il senso della frase dalla grafia di singole parole, qualcuno viene aiutato dai compagni. In poco tempo ogni pezzetto viene collocato Segue un altro lavoro collettivo: La classe riordina i pezzi delle frasi fino a ricomporre il testo, nella giusta sequenza. Il lavoro è lungo e impegnativo e occupa l’intera mattinata.

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ORA POSSIAMO COMPLETARE TUTTE LE PAGINE DEL NOSTRO LIBRO GIGANTE, MA …. SIAMO ANCORA SICURI DI VOLER FARE UN LIBRO GIGANTE? … FORSE NO! 

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Ora che tutto è pronto per rilegare il libro gigante, si fanno strada i dubbi: dove metteremo un libro così grande? Come faremo a leggerlo e a farlo leggere da qualcun altro? Come potremo evitare che si rovini? I dipinti sono così belli e ne siamo così orgogliosi che vorremmo vederli tutti i giorni! Alla fine, decidiamo di appendere i dipinti alle pareti dell’atrio, perché siano visibili a tutti.

CONCLUSIONI

Quello che mi preme sottolineare in questo articolo non è il contenuto del progetto, ma la modalità con la quale è stato portato avanti: l’unica cosa decisa a priori è stata la scelta delle letture natalizie, tutto il resto è accaduto attraverso l’applicazione di alcune scelte metodologiche di fondo:

  1. L’Ascolto Attivo della classe: durante la giornata scolastica l’ascolto di quello che dicono i bambini, non solo durante le conversazioni collettive ma anche nel dialogo tra loro, è fondamentale per capire le loro esigenze e le loro aspettativa. Gli spunti che vengono dalle loro interazioni vengono utilizzati per procedere nel senso che sembrano prediligere. Le insegnanti sono “al seguito” e non “davanti”, pronte ad imboccare sentieri nuovi e a prevederne le difficoltà per aiutare la classe a superarle;
  2. Il Tempo Disteso: non corriamo, non facciamo gare, siamo fiduciosi nelle nostre possibilità, ridiamo insieme e ci prendiamo il tempo che serve per parlare delle cose che non vanno bene. Il passo con cui procediamo è quello che non lascia indietro nessuno;
  3. La Cooperazione Educativa: il lavoro collettivo è fondamentale, l’aiuto reciproco anche, la condivisione dei saperi e dei talenti altrettanto! E la maestra è soprattutto una facilitatrice
  4. I momenti di relax: si comincia la giornata dolcemente, facendo due chiacchiere con i compagni, poi si sveglia il Genio della Lampada con un rituale inventato insieme, si saluta il Sole con 5 minuti di yoga e si lavora in un silenzio non imposto ma voluto …un “bel silenzio”. A ricreazione il gioco è libero e dura a lungo, usciamo in cortile anche se il tempo non è bello, ci facciamo la spremuta quando a mensa danno le arance e la merenda è sempre in comune. Quasi tutti i giorni leggiamo una bella fiaba, facendo “le voci”. Cantiamo, dipingiamo, ogni tanto guardiamo un film di animazione. Quando arriva la tempesta (e le tempeste arrivano quasi tutti i giorni, come in ogni classe), cerchiamo di governare noi stessi (adulti e bambini) impegnandoci a non farci trascinare dalla rabbia;
  5. La Maieutica e la Ricerca: difficilmente la maestra trasmette saperi, solitamente induce alla riflessione ponendo domande e indagando i saperi della classe. Chiede di formulare ipotesi, induce ragionamenti, propone sperimentazioni e conduce pian piano a conclusioni condivise, che talvolta introducono nuovi argomenti;
  6. La produzione di materiale originale: sui quaderni ci sono pochissime schede fotocopiate, tutto il lavoro è svolto sulla base di quello che scaturisce quotidianamente dalla relazione interna al gruppo classe. Ci sono giornate che “fruttano” bellissimi lavori e altre in cui non accade nulla di rilevante, ma è più facile dover scegliere tra le proposte della classe che non aver niente da fare! Nella produzione quotidiana hanno senso (perché servono) la scrittura, la lettura, il ragionamento logico-matematico, il calcolo, ma anche la storia, la geografia e tutte le altre discipline, che sono Strumenti e non Fini del Sapere!
  7. Il lavoro in team e l’identità culturale della scuola: la scuola dove insegno pratica l’Adozione Alternativa al libro di Testo da 40 anni e si considera una Scuola Attiva che ha tra i suoi maestri Freinet, Don Milani, Mario Lodi e così via. Le più anziane tra noi sono abituate a lavorare mettendo in pratica un “Metodo” che tiene insieme i principi della Metodologia della Ricerca e un forte background di pratica psicomotoria (fino a due anni fa avevamo come collega e maestro uno dei più importanti Psicomotricisti di oggi). La continuità educativa tra le insegnanti dello stesso team è, infatti, uno dei fattori che permettono di lavorare per progetti piuttosto che per obiettivi, senza bisogno di programmare in anticipo, ma senza per questo perdere di vista i Traguardi a cui la classe e il singolo devono giungere.

Classe 1A Scuola Primaria “Anna Frank” Genova

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