
Educazione sociale e convivialità a scuola
di Francesca Sempio
È di qualche mese fa la notizia che il comune di S. Giuliano Milanese ha interrotto il servizio mensa per i docenti e le docenti. Aldilà delle giuste rivendicazioni sindacali, colpiscono le motivazioni: oltre all’ovvio risparmio economico, il Comune sostiene che il pranzo non sia “vera scuola” e dunque il ruolo dei e delle docenti sia esclusivamente di sorveglianza.
Il momento del pranzo condiviso, invece, ha una valenza fortemente educativa, è una pratica che aiuta a conoscersi e a formare il gruppo ed è occasione di scambi informali tra pari e con gli adulti e le adulte presenti, aprendo finestre sui mondi personali dei bambini e delle bambine.
In una scuola della periferia di Milano, una IV primaria ha appena cambiato insegnante prevalente di italiano e matematica. La classe ha sempre e solo avuto insegnanti che applicavano una didattica tradizionale, trasmissiva e una comunicazione direttiva.
Finalmente i banchi si spostano e assumono nuove forme – a ferro di cavallo, a isole, a bancone – e i bambini e le bambine vedono i visi dei compagni e delle compagne, anziché le loro nuche.
Nelle conversazioni in cerchio – altra novità – la grande assente è la mensa, quasi fosse un buco nell’orario, non parte del tempo condiviso. Non “vera scuola”. Avrà ragione il Sindaco di S. Giuliano? Noi insegnanti osserviamo il momento del pasto e notiamo noia, fastidio per il rumore, disgusto e impazienza di iniziare l’intervallo.
Proponiamo allora di disegnare ciascuno la propria tavola di casa, rappresentando un pasto a scelta. I disegno differiscono per disposizione, cibi, regole, presenza o assenza della TV e persone coinvolte, mostrando anche diversità interculturali. In cerchio poi condividiamo i racconti e ricaviamo un elenco di che cosa ci piace e cosa no del momento del pasto a casa.

E la mensa? In piccolo gruppo disegniamo anche il pranzo scolastico e poi confrontiamo le (molto) diverse rappresentazioni, concentrandoci sui dettagli “sporgenti”: un tavolo più colorato (il nostro!), un nastrino vestigia forse di un festeggiamento, l’assenza dell’insegnante, le tendine e l’assenza di inferriate…
Scopriamo quindi che esistono anche altre tavole, realistiche o fantastiche, rappresentate in modo vario, bizzarro e meraviglioso nelle illustrazioni di silent book, fumetti, albi e libri illustrati.

Arricchiamo così la nostra raccolta di osservazioni sul grande argomento del mangiare e ci costruiamo collettivamente una mappa generatrice da cui noi insegnanti progetteremo le successive attività. Grazie all’atteso imprevisto di uno sciopero della Milano Ristorazione, poi, la classe prepara un picnic in classe con decorazioni sulle tavole formate da quattro banchi, in un setting e in un clima ben diverso dal confusionario sotterraneo con le inferriate in cui solitamente pranziamo.
È l’occasione per raccogliere l’entusiasmo collettivo e lanciare una proposta: e se il pranzo a scuola assomigliasse di più a questa eccezione? Che cambiamenti riusciamo a immaginare, progettare, realizzare veramente?
Si riparte dal cibo: persino la pizza a scuola non piace e allora cuciniamola noi, insieme, nelle cucine della scuola e facciamoci merenda su grandi teli nel prato del giardino, all’ombra degli alberi in fiore.

Abbiamo collezionato osservazioni, gusti personali, esperienze individuali e collettive, immagini. Ora riflettiamo insieme e facciamo il punto su quali sono i problemi del momento del pastoin refettorio e un brainstorming sulle possibili soluzioni.
A ogni sottogruppo viene affidato un problema e l’elenco provvisorio delle soluzioni elencate: si prova a svilupparle e a renderle concrete, infine costruiamo un questionario di gradimento da somministrare a tutte le classi e organizziamo i dati raccolti in un istogramma.
Ottenuta l’autorizzazione grazie a una lettera di richiesta formale alla dirigente, dopo un febbrile lavoro di preparazione di tovagliette personalizzate, decorazioni murali, fiori di carta, giochi per ingannare l’attesa, selezione musicale e persino un teatrino di burattini, arriva il grande giorno: realizziamo la mensa speciale. Tutti e tutte ci guardano, forse un po’ ci ammirano.

Dopo l’evento che ci ha galvanizzato, torniamo a riflettere: quali modifiche hanno funzionato meglio? E adesso come proseguire?
Siamo uscite dalla nostra classe, ma non ci basta, vogliamo uscire anche dalla scuola e così scriviamo collettivamente un articolo da pubblicare sul sito scolastico e soprattutto sul giornale di zona che viene distribuito in tutti i luoghi pubblici del Municipio nove. Che soddisfazione!

Ins. Rossana Monari e Francesca Sempio, classe quarta, anno scolastico 2011/2012, Scuola primaria Dante Alighieri – ICS Rinnovata Pizzigoni, Milano (MI)
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Bibliografia
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